INTRODUZIONE SEMINARI PSICOGENEALOGIA
Le nostre difficoltà riflettono, in genere,
conflitti non risolti all’interno delle nostre
famiglie. Fin da piccoli, e in maniera totalmente
inconscia, li abbiamo assorbiti.
Adesso, i conflitti che sono cresciuti con noi, si
ripresentano nelle nostre vite sebbene in maniera
diversa dal passato. Rimangono comunque i medesimi
conflitti adattati a nuove generazioni e a nuovi
contesti.
Dal nostro arrivo nel mondo, i nostri genitori
proiettarono inconsciamente su di noi ogni tipo di
desideri affettivi, intellettivi, corporali e
sessuali, i quali finirono col programmare le nostre
vite
(il progetto parentale genealogico), in modo da
addossarci fin dall’infanzia il compito di
realizzare le proiezioni che altri familiari, a loro
volta, fecero su di loro. Il bambino finisce per
accettare e identificarsi con queste proiezioni, che
si trasformano in una pesante responsabilità che lo
accompagnerà per il resto della sua vita.
Portare quest’ordine parentale in forma inconscia e
con il quale il nostro ‘essere essenziale’ non é in
accordo, risulta fonte di squilibri,
insoddisfazioni, frustrazioni la cui origine ci
rimane sconosciuta. Semplicemente non stiamo bene ma
non sappiamo perché.
La maggior parte dei nostri conflitti, disordini,
pulsioni e contraddizioni, si formarono con
l’identificazione a figure parentali che ci hanno
marcato e alle quali continuiamo ad essere fedeli
sebbene ci risulti doloroso, paralizzante o
autodistruttivo. A loro volta questi personaggi ai
quali siamo fedeli, si identificarono ad altre
figure anteriori, formando una catena di
ereditarietà nei conflitti. Così come su di noi
influirono i nostri genitori, essi furono
condizionati dai nostri nonni e così
successivamente.
In maniera più o meno maggiore, tutti manteniamo una
fedeltà inconscia alla nostra storia familiare (al
clan o alla tribù). Ciò che abbiamo ricevuto dai
nostri genitori lo trasmetteremo ai nostri figli e
così via di generazione in generazione, segnando il
destino individuale di ogni personaggio dell’albero.
Esplorare il nostro inconscio familiare ci porta a
scoprire come la vita dei nostri antenati, contenga
fatti che risuonano con i nostri attuali problemi.
Come se le nostre difficoltà fossero un’eredità
inconscia che ci hanno attribuito le situazioni
traumatiche del passato. Prendendo coscienza delle
origini familiari del conflitto e delle sue
conseguenze nella nostra vita, possiamo trattare
direttamente con il blocco e risolverlo.
Studiando il nostro albero genealogico troviamo
piste, situazioni, attitudini e posture che si
ripetono di generazione in generazione, fino a
giungere a noi. Questo forma un inconscio familiare
che finisce con il condizionare completamente la
nostra attuale esistenza.
Questo inconscio familiare agisce direttamente in
noi guidandoci fino ai conflitti non risolti con il
fine di portarli alla luce e liberarci di essi. Per
questo motivo, l’albero ha la tendenza a ripetere il
blocco o la resistenza da una generazione all’altra;
è la via che l’inconscio utilizza per cercare di
liberarsi in favore dell’evoluzione dell’essere.
Rompere questo gioco di ripetizioni familiari per
riconquistare la nostra libertà individuale,
comincia con il conoscere i fatti della nostra
storia, le circostanze e i vincoli creatisi con i
nostri antenati. Non si tratta di tagliare le radici
del nostro albero, bensì comprenderle meglio e
disfare i nodi nevrotici che si sono creati.
Il proposito dell’albero è permetterci di conoscere
il nostro essere essenziale, il nostro diamante
interiore.
Poter scoprire la dinamica del funzionamento del
nostro albero, rende possibile sciogliere le ragioni
dei nostri blocchi, resistenze, paure, frustrazione,
insoddisfazioni fallimenti e malattie.
Il nostro albero genealogico ci fornisce tutto ciò
di cui abbiamo bisogno per iniziare il nostro
processo di liberazione personale; disfacendoci dei
nostri conflitti, raggiungendo e sviluppando ciò che
è naturale in noi e che purtroppo manteniamo oscuro
e represso.
Per iniziare ad abbozzare le basi del nostro albero
genealogico, bisogna investigare per scoprire i
fatti che segnarono le vite dei nostri antenati. Il
primo punto per cominciare questa investigazione e
disporre delle seguenti informazioni sui nostri
antenati fino alla quarta generazione (bisnonni):
nomi, professioni, hobbies, date di nascita e morte,
aborti, decessi, segreti familiari, depressioni,
malattie, fallimenti, suicidi ecc.
Con queste informazioni si cercano i modelli di
ripetizione per poter stabilire quale tipo di
relazione ebbero, tra di loro, i familiari. In
questo modo é facile dedurre conflitti e blocchi che
possano arrivare come eredità nel presente.
Una volta analizzato un albero genealogico e
compresa la sua struttura, si giunge all’albero
organico: cioè le conseguenze che l’albero
genealogico lascia nella nostra personalità e nel
nostro corpo, che si manifestano attraverso i gesti,
le espressioni, le posture, le attitudini, la
respirazione ecc..
Il progetto parentale esiste, i genitori hanno un
progetto su di noi al quale si cerca di obbedire
metaforicamente. E’ assolutamente reale per
l’inconscio e comincia già nella primissima
infanzia. Il cervello possiede differenti realtà e
una realtà immaginaria, per il cervello, è
assolutamente reale quanto quella oggettiva. Se una
donna nasce quando in realtà desideravano nascesse
un maschio, finisce in genere a comportarsi da uomo,
allo stesso tempo è molto probabile si crei un corpo
metaforico da maschio.
Ogni frase che ci viene detta, ogni dettaglio
manifestato in maniera non verbale, costituisce
l’essenza del progetto parentale. Se ci identificano
con una nonna, uno zio o con la pecora nera della
famiglia, implica che ci si comporti comunque come
tali sebbene la nostra realtà sia completamente
differente.
Tutte le parole e attitudini che i genitori hanno
riversato su di noi, sono assorbite dall’inconscio
come delle verità alle quali obbedisce. L’inconscio
vuole obbedire e realizzarle. Per un bambino i
propri genitori sono il referente massimo e tutto
ciò che essi faranno o diranno influirà direttamente
su di lui. Egli si identifica e costruisce la sua
identità e coscienza attraverso ciò che apprende dai
suoi genitori.
Un bambino impara a essere se stesso attraverso
l’imitazione, prima imita e poi obbedisce. Un bimbo
assorbe dettagli come il nome, le abitudini e i pesi
che fanno parte dell’albero. Questo costituisce una
forma di aggressione inconscia dei nostri genitori
che finisce con il tradursi metaforicamente nel
cervello creando un’architettura emozionale,
sessuale, corporale e intellettuale. Pone le basi
della nostra cultura psicoaffettiva.
Nell’albero bisogna prendere nota di ciò che ci
dissero durante l’infanzia, perché spesso è
attraverso queste frasi che si creano le confusioni,
i traumi e i disturbi. Da adulti poi, si tende a
riprodurre sugli altri o su noi stessi, gli abusi
sofferti durante l’infanzia.
Se ieri fummo torturati, oggi non cessiamo di
torturarci trasformandoci nel nostro proprio
aguzzino. Non esistono unicamente abusi di carattere
sessuale, durante l’infanzia siamo soggetti ad abusi
intellettuali, ad esempio, quando ci inducono idee
folli, pregiudizi perversi, razzismi ecc.
Allo stesso modo si soffrono abusi emozionali,
quando ci privano dell’amore, quando c’é disprezzo,
sarcasmo e aggressione verbale. Esistono poi gli
abusi materiali per mancanza di spazio, per continui
cambiamenti del territorio, abbandono nel modo di
vestire o errori alimentari.
Non bisogna dimenticare gli abusi dell’essere,
quelli per i quali non ci diedero la possibilità di
sviluppare la nostra vera personalità. I nostri
genitori ci creano un destino in funzione della
storia familiare senza vedere chi realmente siamo.
Ci resero specchi di loro stessi oppure avrebbero
voluto fossimo altro, ad esempio una donna al posto
che un uomo e viceversa.
Non ci lasciarono vedere ciò che avremmo voluto, non
ci lasciarono ascoltare determinate cose, non ci fu
permesso esprimerci, ci diedero un’educazione che
consisteva principalmente in porre limiti. In forma
inconscia ci viene proibito realizzarci in modo che
noi stessi ci trasformiamo nella causa dei nostri
fallimenti.
L’inconscio obbedisce a un linguaggio metaforico e
non distingue il mondo interiore dove vive, dal
mondo esterno dove si proietta; attraverso gli atti
psicomagici e le operazioni metaforiche sul corpo
fisico, sarà possibile liberare l’inconscio della
persona dai propri blocchi e traumi ereditati in
genere, dalla storia familiare.
Lavorando sull’albero in modo organico si insegna
all’inconscio a slegarsi dalle programmazioni,
permettendogli superare l’identificazione con i
personaggi dell’albero e liberarci dalle situazioni
alle quali ci sottomette.
Per realizzare ciò si utilizzano atti metaforici
capaci di risuonare nell’inconscio del consultante,
liberandolo dai propri blocchi e facendo mutare la
sua realtà verso una condizione più autentica.
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